“Carlo Leidi, vita parallela da fotografo”. 22 Marzo – 16 Luglio 2017 – Bergamo

   “CARLO LEIDI, vita parallela da fotografo”

L’associazione Archivio Carlo Leidi presenta una serie di eventi espositivi e culturali per ricordare, a quasi vent’anni dalla sua scomparsa, la figura di Carlo Leidi attraverso la sua ricca produzione fotografica.

Le manifestazioni sono prodotte con il patrocinio del Comune di Bergamo e in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e la Direzione di coordinamento della stessa, oltre che con il patrocinio della direzione Culture, identità e  autonomie di Regione Lombardia 

L’iniziativa, realizzata insieme all’Associazione Quarenghicinquanta, coinvolge anche il Parco dei Colli di Bergamo e la galleria Ceribelli. Le immagini, fornite dal Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo, saranno esposte in nove mostre imperniate su quattro temi: “Bergamo”, “Il viaggio”, “l’Enogastronomia” e “La espressioni della religiosità” con il seguente calendario delle inaugurazioni:

 “Bergamo” dal 23/3/2017 al 8/4/2017 

  • Palazzo della Ragione: inaugurazione giovedì 23 marzo alle 18 della mostra Bergamo
  • Galleria Quarenghicinquanta: inaugurazione sabato 25 marzo alle 18 della mostra Astino

“Il viaggio” dal 23/4/2017 al 7/5/2017 

  • Porta sant’Agostino: inaugurazione domenica 23 aprile alle 18 della mostra Praga e Cina
  • Galleria Quarenghicinquanta: inaugurazione sabato 6 maggio alle 18 della mostra Mali

“Enogastronomia” dal 21/5/2017 al 4/6/2017 

  • Porta sant’Agostino: inaugurazione domenica 21 maggio alle 18 della mostra Bacco in Toscana
  • Valmarina: inaugurazione sabato 27 maggio alle 18 della mostra Agricoltura bergamasca

“Le espressioni della religiosità” dal 2/7/2017 al 16/7/2017

  • Porta sant’Agostino: inaugurazione domenica 2 luglio alle 18 della mostra I calvaire bretoni
  • Galleria Quarenghicinquanta: inaugurazione venerdì 30 giugno alle 18 della mostra il viaggio del papa in Polonia
  • Galleria Ceribelli: inaugurazione martedì 11 luglio alle 18 della mostra La religiosità popolare

A ciascuno dei quattro temi è abbinato un evento culturale condotto da personalità che hanno condiviso con Carlo Leidi percorsi importanti.   

  • Claudio Angeleri Giulio Visibelli 4et, Sabato 8 aprile ore 18, Chiostro di Santa Marta

Per il tema Bergamo, è parso signigficativo avvalersi della contemporaneità dell’evento Unesco “Bergamo per International Jazz Day 2017” che ogni anno include nel proprio calendario contaminazioni con linguaggi diversi da quello musicale, come la fotografia, per esprimere una sostanziale identità di valori . 

  • Conferenza dell’ambasciatore a Praga Aldo Amati, lunedì 24 aprile ore 18, Sala Galmozzi via Tasso

Una delle esposizioni del tema “Il viaggio” è dedicata a Praga, città molto cara a Carlo Leidi, della cui bellezza e complessità nel panorama del ‘900 ci parlerà il concittadino Aldo Amati, ambasciatore a Praga.

  • Conferenza del Presidente di Slow Food Carlo Petrini, venerdì 2 giugno ore 18, Valmarina Parco dei Colli di Bergamo

Carlo Leidi è stato il fondatore della Condotta di Bergamo, una delle prime condotte italiane del movimento. L’Ente Parco dei Colli ospiterà, oltre ad una delle esposizioni sul tema “l’Enogastronomia”, la conferenza di Carlo Petrini, in una giornata ricca di eventi organizzati dal Parco con la collaborazione delle condotte Slow Food del territorio.    

  • Conferenza del fotografo Mario Cresci, Mercoledì 5 luglio ore 18, Sala Galmozzi via Tasso

Il fotografo Mario Cresci parlerà della fotografia di Carlo Leidi nell’evento collaterale che conclude la rassegna.

“Carlo Leidi, vita parallela da fotografo” è anche un catalogo, edito da Lubrina, che raccoglie circa 150 immagini scelte da tutte le esposizioni con introduzioni del sindaco, Giorgio Gori, della figlia di Carlo Leidi, Giovanna, di Dario Guerini e di Carlo Petrini. Il catalogo sarà messo in vendita in occasione delle mostre.

Le mostre, a ingresso gratuito, saranno aperte dal martedì al venerdì il pomeriggio dalle 14,30 alle 18,00 e il sabato e la domenica dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,00.

Archivio Carlo Leidi ringrazia tutti coloro che, con il loro sostegno e la loro collaborazione, hanno reso possibile la realizzazione del progetto.  

 Testo di Giorgio Gori

Di Carlo Leidi ricordo la gentilezza. Lo conobbi ch’ero un ragazzo, negli anni in cui frequentavo Francesco e Giovanna, e di tante cose che di lui avevo saputo – che era stato tra i fondatori del “Manifesto”, che aveva girato il mondo, che era un importante notaio – la cosa che più mi colpì fu questa: che era una persona estremamente gentile. Lo era con tutti, non solo con noi compagni dei suoi figli, se persino Rossana Rossanda, sua amica per una vita, nell’introdurre qualche anno fa un libro a lui dedicato mise così in fila i suoi tratti più personali: “gentilezza assoluta, disponibilità, ironia e riserbo”. 

Forse proprio la gentilezza è stata il suo lasciapassare nella vita, ché diversamente sarebbe stato complicato – nella Bergamo del suo scorcio di Novecento – transitare dalla Democrazia Cristiana a Democrazia Proletaria, passando per una lunga militanza nel Pci; essere notaio di successo e uomo di estrema sinistra, frequentare i comunisti e gestire le pratiche legate alla costruzione del Seminario vescovile, in contatto con Papa Giovanni XXIII. Bergamo non perdona quasi nulla che si discosti dai binari della prevedibilità, figurarsi allora. Eppure a lui riuscì, persino senza trovarsi additato come “personaggio scomodo”. Non lo fu, nel suo totale anticonformismo. 

Non che un così sistematico esercizio di libertà non gli sia costato. Forse il prezzo maggiore è proprio il ritardo con cui la città ha preso coscienza del valore del suo percorso intellettuale, poliedrico ma per questo più difficile ad afferrarsi, sfuggente come la sua biografia ad ogni facile classificazione.

L’altra sua evidente caratteristica era la curiosità verso gli altri, se volete anche questa una forma di gentilezza. Chiedeva, s’informava, voleva sapere. Gli interessavano le vite degli altri. Di un uomo con così tante passioni – la politica, i viaggi, la fotografia, il buon vino – si potrebbe pensare che fosse in primo luogo concentrato su sé stesso e sulle cose che appunto amava. Neanche un po’. Ognuna di queste passioni era per lui una chiave di rapporto con gli altri, dagli amici alle persone più lontane, con una predilezione per le classi sociali e le popolazioni più esposte a povertà e sfruttamento. Così si spiega il suo avvicinamento alla politica – e così soprattutto si spiega la sua parabola attraverso la politica, dallo Scudo crociato a DP, passando per i banchi del Consiglio comunale e dall’occupazione della Filati Lastex. E così si spiega il resto.

La fotografia, su cui si concentra il progetto espositivo curato da Giovanna con la collaborazione di Dario Guerini, è stata per lui un grande amore e uno strumento di conoscenza, un modo per capire e documentare la realtà sociale. Ha fotografato Bergamo, con speciale attenzione per Città Alta ed il suo patrimonio artistico, e con la stessa passione, con la nitidezza dei suoi scatti in bianco e nero, ha raccontato i “Santi contadini”, lo sfiorire della Primavera di Praga, l’Africa più incontaminata e il viaggio di Papa Wojtyla in Polonia, nel 1979. Anche qui, di nuovo, una grande varietà di soggetti e di situazioni. Carlo Leidi portava il suo sguardo e l’obiettivo della sua reflex dove lo conducevano la curiosità e il desiderio di costruire legami con le esperienze di altre persone. Per tutta la vita le ha fotografate così, e così oggi ce lo restituiscono le sue immagini: capace, ogni volta, di stupore e di umana partecipazione. 

Giorgio Gori

Testo di Giovanna Leidi

“Carlo Leidi, vita parallela da fotografo” nasce da una combinazione di incontri e coincidenze tanto casuali quanto fortunate.

Il primo è stato con il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo. Nel 2009 ho ricevuto il loro invito per l’inaugurazione della mostra “Polonia semper fidelis, fotografie di Carlo Leidi”: ne sono rimasta sorpresa perché tutto il materiale fotografico di mio padre, un numero immenso di stampe, negativi, diapositive e provini, giaceva allora nella sua casa di San Matteo e diventerà solo più tardi un archivio, grazie al paziente lavoro dell’amico di sempre, Alfonso Modonesi e dello stesso CRAF. Com’era possibile che un’istituzione, sebbene prestigiosa come il CRAF, avesse materiale fotografico sufficiente per realizzare una mostra così impegnativa?  È lo stesso coordinatore, Walter Liva, che mi ha accolto a Spilimbergo insieme alla mia famiglia, a rispondere. Il CRAF, acquisito l’archivio fotografico di Luigi Crocenzi, insieme alla sua produzione aveva trovato una serie di fotografie scattate da mio padre in occasione del viaggio di papa Wojtila in Polonia e inviate al grande fotografo marchigiano per averne un’opinione tecnica e artistica. Non so se papà abbia mai ricevuto una risposta ma noi abbiamo scoperto la qualità del lavoro del CRAF e abbiamo affidato loro tutto il materiale.  

Il secondo incontro è stato con Dario Guerini e la sua creazione, Quarenghicinquanta, molto più di una galleria: è uno spazio per vivere la fotografia e la cultura inserito in un quartiere della città complesso e contraddittorio, un progetto a cui mio padre si sarebbe certamente appassionato. Dario mi ha chiesto di esporre foto di mio padre: non aveva in mente una grande mostra antologica, piuttosto un racconto di Carlo Leidi, delle sue passioni poliedriche, attraverso la sua produzione fotografica.

L’idea mi ha conquistata ed ho incominciato pian piano a riguardare, e in alcuni casi a scoprire per la prima volta, le fotografie di papà con un altro occhio e, soprattutto, con un’altra consapevolezza,   

maturata anche grazie alle numerose testimonianze di stima ed affetto che ancora oggi circondano la figura di Carlo Leidi a quasi vent’anni dalla sua scomparsa. Ho capito perciò che era arrivato il momento di trasformare quell’idea appassionante in un progetto vero per restituire alla città qualcosa che, in fondo, le appartiene.

È nata così l’associazione Archivio Carlo Leidi e, in accordo con la mia famiglia, una prima stesura del progetto, diventato poi definitivo grazie al supporto appassionato ed esperto di Dario Guerini. 

L’Assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti e il sindaco Giorgio Gori hanno rappresentato fin dall’inizio l’appoggio convinto dell’amministrazione comunale offrendo, con una preziosa collaborazione, spazi prestigiosi per le esposizioni. 

Presso il CRAF, nelle belle sale del Palazzo Tadea, al Castello di Spilimbergo, ho passato ore insieme a Dario Guerini scegliendo le immagini da esporre, con la paziente collaborazione di Walter Liva e di Lara Zilli. 

Sono quattro i temi scelti per rappresentare, attraverso i suoi scatti, la figura di Carlo Leidi: “Bergamo”, “Il viaggio”, “L’enogastronomia” e “La religiosità popolare” che saranno esposti in spazi particolarmente significativi come Palazzo della Ragione, Porta Sant’Agostino, Quarenghicinquanta, galleria Ceribelli e la sede del Parco dei Colli a Valmarina. 

Ho coinvolto amici, protagonisti della scena culturale bergamasca, in riunioni di lavoro che, nello stile di Carlo Leidi, sono stati momenti di piacevole convivialità dove abbiamo pensato a eventi collaterali per supportare, con linguaggi anche diversi da quello fotografico, le esposizioni: è nata così l’idea del concerto del pianista Claudio Angeleri e delle conferenze dell’ambasciatore Aldo Amati, del Presidente di Slow Food Carlo Petrini e del fotografo Mario Cresci.  

Questo catalogo vuole essere una memoria permanente delle mostre: raccoglie necessariamente solo una selezione delle foto esposte così come “Carlo Leidi, vita parallela da fotografo” racconta solo una parte della complessità del suo personaggio.  

Non me ne vogliano gli amici che hanno condiviso con lui tratti di strada che non sono rappresentati in questo primo progetto. 

Giovanna Leidi

 

Testo di Carlo Petrini

Ricordare Carlo Leidi è per me un motivo di piacevole nostalgia. Un sentimento che si avvicina tantissimo a quello che i brasiliani chiamano “saudade”, un misto indefinibile di tristezza e di allegria. L’avventura di Arcigola prima e di Slow Food poi, negli anni fondativi, non sarebbe certamente stata così appassionante, divertente e fraternamente intelligente senza la presenza di un personaggio come Carlo.

Forse altri, nel ricordarlo, metterebbero l’accento sul suo amore per Bergamo e le sue valli, io invece preferisco ricordarlo per la generosità e la passione con cui in quegli anni contribuiva a mettere le basi di azione e di teoria di quella che era un’organizzazione con una convinta visione internazionale. C’era quindi un impegno politico e culturale, ma anche la coscienza di far parte di un’avventura entusiasmante perché basata sulle idee, sulla visione, sulla buona volontà. Questi erano gli ingredienti di un gruppo fondativo privo di risorse finanziarie, senza alcun legame internazionale e fuori dal riconoscimento della politica e dell’accademia.

Oggi, a distanza di tempo, vedere la rete di Slow Food e di Terra Madre sviluppata in 170 paesi del mondo, vedere l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per la maggior parte frequentata da studenti stranieri provenienti da tutti e cinque i continenti, mi fa ripensare agli inizi al fianco di Carlo con tenerezza e affetto e anche con un po’ di incredulità. Quell’incredulità che nasce dalla presa di coscienza che un’idea nata nel solco della convivialità e dell’amicizia ha messo gambe solide e oggi è una realtà rispettata in tutto il mondo.

In particolare mi piace pensare che il fatto che oggi l’Università di Pollenzo ospiti Paolo, il nipote di Carlo che lui a malapena ha fatto in tempo a conoscere, sia un bellissimo simbolo di un ciclo che va avanti. Sono convinto che Carlo sarebbe stato felicissimo di saperlo qui, proprio lui che in tempi non sospetti incarnava già, con la sua poliedricità, quell’idea olistica e multidisciplinare della figura del gastronomo che è quella che cerchiamo di diffondere all’UNISG.

Non è un caso che, per la storia dell’enologia langarola che sul finire del secolo scorso viveva una sorta di nuovo rinascimento, il libro fotografico “La Morra nel cuore del Barolo. Storie e immagini di una delle capitali del vino”, scritto da Carlo e Marisa, rimanga un documento di grandissimo valore antropologico. I volti e le colline che lui ritraeva in quelle pagine documentano in maniera straordinaria quel momento storico irripetibile e lasciano trasparire tutta la sua sensibilità e delicatezza nell’approcciare questo paesaggio meraviglioso.

Voglio chiudere queste poche righe ricordando un altro aspetto della sua persona che non può passare inosservato: la sua ineguagliabile simpatia. Ogni riunione, anche la più tesa, con la sua presenza assumeva toni gioiosi che oggi ricordo con sincera nostalgia. Anche per questo credo che gli dobbiamo essere grati. Carlo ripeteva spesso che non si può essere rivoluzionari nel pensiero e nell’azione senza essere generosi. Nessuno come lui ha saputo dimostrarlo sempre.

Carlo Petrini

Testo di Dario Guerini

Conoscevo Carlo Leidi in modo approssimativo, fui suo cliente per un atto di cessione di immobile, sapevo appena del suo impegno politico e culturale, conoscevo pochissimo dei suoi progetti fotografici. In quegli anni lavoravo e abitavo a Milano, viaggiavo molto, e solo nel fine settimana, quando era possibile, rientravo nella casa “grande” di Bergamo.  

Poi un’estate, nell’agosto del 79,  ci trovammo casualmente a condividere per diversi giorni la grande cucina con camino della struttura agroturistica toscana di un comune amico in cui alloggiavamo. E lì parlò, parlammo a lungo di fotografia. Mi raccontò dei suoi viaggi e mi fece dono di una copia autografata del suo libro “L’Autunno di Praga”. In quei giorni capii quanto la fotografia rappresentasse per lui il linguaggio preferito, forse più della scrittura, per raccontare le sue rabbie e i suoi paradisi. 

Si dice che l’immagine vale più di mille parole e in un certo senso è vero. La fotografia è la scrittura della luce e, in fondo, fotografare è un po’ come scrivere, con una partecipazione e un’emozione ancora più profonda se davanti all’obbiettivo metti i soggetti che ami o che vuoi svelare. Il grande Mario Giacomelli raccontava come il paesaggio, suo soggetto preferito, fosse pieno di segni, di simboli, di ferite, di elementi nascosti, insomma una cosa sconosciuta agli occhi superficiali, che si comincia a leggere e a distinguere nel momento in cui si comincia ad amare e a fotografare. “Così il segno viene a essere voce: chiarisce a me certe cose, per altri invece rimane una macchia.” Carlo Leidi sapeva afferrare e rappresentare il senso profondo delle cose umane con i suoi scatti perché padroneggiava quei soggetti con la conoscenza e la passione. Sapeva fotografare con lo stile dei reporter affermati ma sapeva anche scrivere con l’intensità e l’emotività degli autori più ispirati. E questa miscela di attitudini ha reso i suoi racconti e le sue denunce più coinvolgenti ed efficaci.

A pensarci ora l’impressione generale che ebbi di lui fu di trovarmi di fronte a un intellettuale vivace ma senza sbavature, un galantuomo irrequieto, anticonformista, mai sazio di bellezza e di giustizia. Qualcuno lo aveva definito gentiluomo rosso. Mi colpì subito quella sua vita parallela da fotografo, perché ricordava in modo speculare la stessa mia vita parallela. Quando si definiva notaio per dovere e fotografo per passione capivo bene il senso delle sue parole. 

Da allora non avemmo più molte occasione per rivederci, ma “il Leidi” in città era ormai un personaggio di cui non potevi non conoscere le tante attività nelle quali era impegnato, soprattutto nel sociale. 

Voleva “stare nel mondo dalla parte del torto” e mi piaceva che lo facesse con la fotocamera, sia quando la puntava sul nostro territorio che quando veleggiava in terre lontane. Vicini o lontani, i suoi reportage non erano solo belli ma anche e soprattutto educativi, perché le immagini che ci ha lasciato hanno un senso preciso, che siano rovine da denunciare, ingiustizie da rieccheggiare, torti da dimenticare, degradi da rattoppare, qualità urbane da salvaguardare e bellezze da glorificare. 

A distanza di quasi quarant’anni da quel nostro incontro e di quasi vent’anni dalla sua scomparsa, viene ora presentata, con una serie intensa di mostre e di incontri, l’opera omnia di Carlo Leidi fotografo, un patrimonio imponente per il valore storico ed iconografico che rappresenta, un’occasione per ricordare un nostro grande concittadino. 

Dario Guerini